“Confesso che ancora oggi, a distanza di anni, quando vado a correre mi copro i capelli. Non è facile: anche solo una battuta, anche solo un’auto che rallenta ti fa pensare che qualcuno possa dire o fare qualcosa”. Sono le parole di Ivana Di Martino, ultrarunner aggredita nel 2014 durante un allenamento lungo il Naviglio milanese. Attivista sociale, è intervenuta nel corso dell’Impact Panel “Women on the Run: più libertà meno paura”. Un incontro che si è tenuto durante la seconda giornata del True Love Impact, un confronto che parte da un dato significativo: “Il 92% delle donne che corre ha paura di essere aggredito”, ha illustrato Daniela Simonetti, fondatrice di ChangeTheGame che ha ideato il progetto ChangeToRun in partnership con la Fondazione Salomon.
La libertà delle runner è in pericolo perché bisogna prestare attenzione a ciò che si indossa, all’orario in cui si corre e al percorso che si sceglie. Di Martino ha raccontato di essere stata aggredita il 29 ottobre 2014 al termine di un allenamento in preparazione di una maratona. “Tante cose sono cambiate da quel giorno. Sono stata aiutata dalla mia famiglia, ma ai miei figli ho raccontato solo qualche anno fa quel che mi era successo. Per me correre è come respirare ed è terribile il pensiero di avere paura di farlo”.
Un’altra testimonianza portata sul palco dell’Opiquad Arena di Monza è stata quella di Isabella Novati, vittima di catcalling mentre correva al Parco di Monza. “Un ragazzo italiano e di bell’aspetto si è accostato con la bici e ha fatto commenti volgari rispetto al mio fisico. A quel punto ho condiviso un video sui social che ha raggiunto numerosissime visualizzazioni. Tante ragazze si sono riconosciute, ma ci sono state anche molte persone che hanno sminuito quel che mi è accaduto. Gli uomini non possono capire quella sensazione di costante allerta, quel campanello d’allarme che hanno le donne ogni volta che escono da sole. Bisognerebbe insegnare alle ragazze cosa fare in questi casi, soprattutto per identificare l’aggressione in modo da non dover fare una denuncia contro ignoti”.
Al panel hanno partecipato anche il direttore di MG Sport, Andrea Trabuio, il direttore di Correre, Daniele Menarini, e il direttore di Runner’s World Italia, Rosario Palazzolo. Trabuio ha specificato che “il nostro compito è quello di educare attraverso dei messaggi e fare in modo che le cose possano cambiare”. Alcune, purtroppo, sono rimaste immutate nel tempo: “L’esposizione della donna che fa sport è ancora scambiata come un segnale di disponibilità”, ha evidenziato Menarini. La speranza è riposta nelle nuove generazioni: “I giovani hanno una consapevolezza diversa e la corsa è uno sport che a loro piace. Praticandola trovano un modo per incontrarsi”, ha spiegato Palazzolo.
L’Impact Panel si è concluso con un videomessaggio di Fondazione Salomon per ribadire l’impegno costante e prioritario affinché la corsa diventi inclusiva.